Paesi e Sapori 2012 – Ovada (Alessandria) – 19-20 Maggio 2012

 

PAESI E SAPORI

OVADA (Alessandria) 19-20 Maggio 2012

Passeggiando, di corsa o in moto, tutte le strade conducono alla buona tavola delle colline ovadesi

 

Dopo l’enorme successo della passata edizione, ritorna ancor più ricco di adesioni il vivace “raduno del gusto” in Piazza Martiri della Benedicta delle Pro Loco e delle Associazioni dell’Ovadese, durante il quale sarà possibile fare un primo assaggio delle più interessanti feste e sagre estive e conoscere le tante attrattive culinarie che il territorio dell’Alto Monferrato offre.

Nei giorni di sabato 19 e domenica 20 Maggio 2012 si svolgerà l’ottava edizione della rassegna enogastronomica Paesi e Sapori. Durante la manifestazione ognuna delle Proloco e Associazioni partecipanti proporrà un piatto tipico, promuovendo così, con il linguaggio universale del gusto il territorio e le sagre che si terranno nella zona durante il periodo estivo.

Alle ore 19.00 di sabato 19 Maggio 2012 si apriranno gli stand e i visitatori potranno degustare le numerose portate, accompagnate dai vini locali, in particolare dal Dolcetto D.O.C. e dall’OVADA D.O.C.G. Dalle ore 21.00 sarà l’orchestra Romina a intrattenere il pubblico con il suo spettacolo musicale.

Gli stand gastronomici aspetteranno tutti anche durante la giornata di domenica.

Ovada e i comuni dell’ovadese si trovano in una zona singolare, al confine tra la Liguria e il Piemonte. Questa caratteristica geografica e storica della zona si rispecchia anche nelle sue tradizioni culinarie, che sono una vera e propria unione tra queste due meravigliose terre. Le specialità monferrine si abbinano così ai deliziosi piatti di cucina povera ligure, come ad esempio la farinata.

Tra gli antipasti della zona i più importanti sono le verdure in bagna caoda, la carne cruda battuta al coltello, le acciughe in salsa verde, il vitello tonnato, le insalate di funghi freschi e gli immancabili salumi.

A seguire, sono gli agnolotti a farla da padroni tra i primi piatti, di sfoglia sottile con il ripieno a base di carne e, ovviamente, la borragine, da consumarsi con il sugo o “bianchi” in una tazza fumante di vino Dolcetto d’Ovada.


Altri piatti tipici dell’ovadese sono i ravioli alle verdure, tajarin ai funghi, la peirbureira di Rocca Grimalda, la polenta condita in vari modi, una volta piatto unico e oggi nuovamente ricercata. Nel periodo pasquale sono irrinunciabili gli andarini, piccolissimi gnocchi di farina da consumarsi in brodo.

In stagione i funghi preparati e cucinati in vari modi dominano i secondi piatti. Ad essi si aggiungono il bollito misto, la selvaggina, gli arrosti, le torte verdi con erbe selvatiche, cime ripiene, il cappone bollito con salsa verde, il fritto misto alla piemontese.

Eventi collaterali:

MotorinOvada

Durante la giornata di Domenica si svolgerà anche MotorinOvada, 4° Raduno di Ciclomotori d’epoca a rullo, monomarcia, turismo, scooter, sportivi e fuoristrada immatricolati entro il 1990.

 

Programma:

ore 9:00  apertura iscrizioni

ore 11:00 partenza per giro turistico

ore 11:30 sosta per aperitivo presso S.A.O.M.S. di Costa di Ovada

ore 12:15 Gran Premio Fondo Valle

ore 13:00 Pranzo presso gli stand di “Paesi e Sapori”

ore 14:00 Guide acrobatiche: gimkana, gara di rallentamento

ore 15:30 Premiazione e saluti

 

StraOvada – Memorial Giorgio Giacobbe

Sempre nella mattinata di domenica si terrà anche la StraOvada – 5° Memorial Giorgio Giacobbe, denominata anche “Rincorri Sapori”, iniziativa podistica per le vie del centro con partenza alle ore 9:30 da Piazza Martiri della Benedicta.

Gara podistica di km 4,6

Organizzata da Ovada in Sport (www.ovadainsport.it – 347/9724973)

 

PER INFORMAZIONI:

www.prolocoovada.it

iat@comune.ovada.al.it

Ufficio Iat Ovada 0143/821043


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Dal cielo un meraviglioso sguardo sul mare: gita a Rapallo

 

Era il 2 Luglio 1557 e faceva molto caldo. Il contadino Giovanni Chichizola, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Rapallo dovette passare per il pericoloso Monte Letho, ovvero monte della morte, così chiamato per via delle numerose scorribande dei briganti. Stremato dalla stanchezza e dal caldo, si addormentò su uno sperone di roccia. A svegliarlo fu un bagliore improvviso. Al contadino apparve una bella signora vestita d’azzurro e di bianco, la quale, con tono deciso, ma molto gentile, gli disse: “Vai a Rapallo e di’ ai cristiani che voglio essere onorata qui”. La Madonna, prima di scomparire dagli occhi del Chichizola, gli donò un’icona: una tavoletta in legno di pioppo raffigurante il transito in cielo di Maria. Oggi quel monte si chiama Montallegro, e lì, a 612 metri di altezza sorge il Santuario mariano, eretto nel 1558, come chiesto dalla Vergine.

Questo meraviglioso luogo sacro è la prima tappa della nostra gita a Rapallo, e salire lì, tornante dopo tornante ci regala anche l’emozione di sorvolare con lo sguardo i folti boschi che vestono le selvagge alture sopra la città. Dal sagrato del Santuario si apre una vista mozzafiato sul tratto del Golfo di Tigullio in cui è situata Rapallo.

Scendendo in città, facciamo una passeggiata sul lungomare, scoprendo che il tremendo pirata ottomano Dragut attaccò Rapallo nel 1549 saccheggiando la città e facendo numerosi schiavi. Per evitare tragedie simili in futuro, fu costruito il Castello in una posizione insolita, direttamente sul lungomare. Oggi quel suggestivo maniero è protagonista di una rievocazione in cui viene dato simbolicamente alle fiamme durante uno spettacolo pirotecnico.

Sul lungomare notiamo anche una costruzione rotonda in stile Liberty, con il soffitto splendidamente affrescato: si tratta del Chiosco della Musica: inaugurato nel 1929, il Chiosco fu donato alla città dagli emigranti rapallesi in Cile. Negli anni ’30 la piazza intorno era spesso gremita di gente che ascoltava i concerti per banda, ma anche di musica classica.

Che l’arte sia nel dna dei rapallesi, lo si capisce anche visitando le loro numerose splendide chiese, tra cui il gotico complesso monastico di Valle Christi e la Basilica, intitolata dal 1118 ai Santi Gervasio e Protasio. La Basilica, dalla cupola ottagonale visibile da molti punti della città, è stata rimaneggiata numerose volte, e subì anche molti danni durante i secoli: il più recente risale al 1944, quando gli Alleati bombardarono Rapallo, provocando delle vittime all’interno dell’edificio e il crollo della navata destra.

Durante la nostra passeggiata notiamo a un certo punto una splendida torre, alta e snella che spunta in fondo a uno dei coloratissimi vicoli del centro: si tratta della Torre Civica, costruita nel 1443, in aggiunta alla più antica chiesa di Rapallo: la Pieve di Santo Stefano, esistente già nel 1155.

Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e affamati, decidiamo di fermarci per cena presso un locale a due passi dalla Torre: il Focacciaio, in Vico del Pozzo. Il nome del ristorante richiama un’altra delle eccellenze del Tigullio: la meravigliosa focaccia col formaggio. Infatti, quella pietanza, ideata dalle casalinghe e originaria di queste zone è tra i piatti che gustiamo con grande piacere.

Chiacchierando con Stefano Campodonico, che gestisce il locale insieme al fratello Massimo, scopriamo che tutta la pasta, così come tutti i dolci, vengono fatti in casa ogni giorno. “Qui non entrano mai dei prodotti in scatola o surgelati, usiamo solo prodotti freschi di ottima qualità, perfino l’olio è sempre extravergine di oliva. Abbiamo aperto nel 1988 e per anni i nostri prodotti sono stati apprezzati dal pubblico grazie al nostro servizio da asporto. L’anno scorso abbiamo così deciso di aprire anche la taverna”.

E’ proprio lì, nell’accogliente sala che iniziamo a gustare le migliori specialità liguri, tra cui la farinata, la focaccia classica, oltre a quella mitica col formaggio, la quale, se condita col pomodoro, diventa la gustossissima pizzata e l’altrettanto tipica panissa. Tra gli antipasti assaggiamo anche delle ottime verdure alla genovese, oltre alla torta pasqualina, la torta di zucca e quella di carciofi. Alcuni dei nostri amici scelgono il tagliere di salumi, tutti di Parma della migliore qualità.

Continuiamo con il primo del giorno, ovvero i ceci in zemin, e gustiamo anche un ottimo minestrone alla genovese. Riempiamo i nostri bicchieri con degli ottimi vini non cari e selezionati da una vicina enoteca tra cui il Barbera d’Asti, qualche Chianti e dello spumante Franciacorta. A seguire, ci allieta un ottimo stoccafisso, mentre se fossimo arrivati qui d’inverno, avremmo forse scelto un bel piatto di trippa.

La nostra cena si conclude con dei dolci favolosi, tutti fatti in casa, come la panna cotta, la crème caramel, il salame di cioccolato, la cioccolatina, le crostate e il castagnaccio.

Cosa desiderare di più dalla vita? Di tornare presto a Rapallo!

 

 

Francesca Bertha

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.rapallo.ge.it

Il Focacciaio

Vico del Pozzo, 30 Rapallo (GE)

Tel.: 0185/66459

 

 

 

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In villeggiatura sulla Via del Sale: una giornata a Casella

 

Un colorato trenino passa attraverso le valli immerse nel verde scuro delle selvagge alture degli Appennini liguri. Partito dal centro di Genova, in un’oretta di percorso panoramicissimo che raggiunge addirittura i 458 metri di altezza arriva a Casella, la destinazione ideale di una bella giornata fuori porta da passare tra natura, arte e buona tavola. Dove dal 1929 passa il Trenino di Casella, molti secoli fa si transitava a piedi o sui muli: il percorso era la Via del Sale, antico collegamento commerciale tra le coste liguri e la Pianura Padana.

E’ dall’Ottocento che questo paese vive un continuo sviluppo turistico, come dimostrano anche diversi bei palazzi con decorazioni in stile Liberty, che erano le dimore delle famiglie borghesi che da Genova venivano qui in villeggiatura e che chiamavano Casella “la piccola Svizzera”. Oggi questo paese-gioiello è la meta ideale per una gita delle famiglie con bambini, ma anche di tutti gli amanti del trekking e dell’escursionismo. Nell’ampissima area verde attrezzata si possono fare dei pic nic, mentre la piscina all’aperto del Palazzetto dello Sport offre refrigerio durante l’estate.

La prima famiglia che venne qui in vacanza fu quella dei Fieschi, importante dinastia feudale il cui dominio su Casella e su molti centri della Valle Scrivia durò per circa cinque secoli. Risale al Seicento Palazzo Fieschi, situato nel centro del paese. Dotato di una corte interna e di una massiccia torre d’avvistamento, storicamente il palazzo aveva funzioni amministrative, ma fu anche la residenza estiva dei Fieschi.

Visitiamo anche gli edifici religiosi del paese: la Chiesa di Santo Stefano, costruita tra il 1718 e il 1722 sulle fondamenta di una pieve medievale. Al suo interno sono conservate diverse preziose opere d’arte tra cui una Visitazione di Giovanni Andrea De Ferrari.

Poco distante sorge l’Oratorio di Sant’Antonio Abate, inaugurato nel 1556. In questo edificio si producevano gli stampi per le focacce recanti l’effigie di Sant’Antonio, prodotte e vendute ancora oggi il 17 gennaio di ogni anno, durante la ricorrenza del Santo.

Come i viandanti di un tempo, anche noi decidiamo di fermarci per cena qui in pieno centro, a due passi dall’Oratorio e da Palazzo Fieschi, presso l’Antica Trattoria della Posta, in Via De Negri. Si tratta di un’enoteca con cucina, creata all’interno di uno storico locale.

Entrando ci troviamo subito circondati da mille bontà: sugli scaffali sono esposti innumerevoli prodotti di gastronomia provenienti dal territorio, biologici, o del mercato equo solidale che vengono utilizzati in cucina, ma che si possono anche acquistare, così come i vini. “Utilizziamo, per quanto possibile, prodotti a chilometro zero, per questo lavoriamo con agricoltori e allevatori delle zone limitrofe”, ci sipega la signora Daniela Bagnasco, che gestisce con grande passione il locale insieme al cognato Fabrizio Montalto.

“Il nostro menù cambia quasi giornalmente e segue il ritmo delle stagioni. Inoltre, tutti i piatti vengono preparati al momento”, ci spiega la titolare mentre prendiamo l’aperitivo: le frittelle calde con del Durello veneto dei Colli Lessini, e dell’Ochin de Mà della Valpolcevera, un vino il cui nome significa “oca di mare”, ovvero gabbiano.

Accomodandoci nella bella sala che ospita sempre una mostra temporanea, iniziamo la nostra cena con una selezione di ottimi salumi locali, serviti con la focaccia di patate calda. Li accompagniamo con un buon Marzemino del Trentino. Gustiamo anche la panissa fritta con acciughe e pignoletti, e delle verdure ripiene, oltre a una torta di riso, con della Bianchetta genovese.

La carta dei vini propone oltre 250 etichette, raggruppate per produttore, ed è frutto di una lunga ed appassionata ricerca dei titolari. Continuiamo con il raviolo ripieno di pesto e ricotta e condito con una salsa di pinoli. Alcuni di noi prendono gli gnocchi di castagna conditi col formaggio Montebore, e assaggiamo anche le trenette al pesto, il pansotto con la salsa di noci e un risotto con gli asparagi, annaffiando tutto con del Pecorino d’Abruzzo.

I bambini hanno un menù dedicato e possono giocare in uno spazio a loro riservato nella sala. Tra i secondi, tutti preparati con carne piemontese o di produttori della zona, scegliamo lo stracotto al Barbera servito con la polenta, i bocconcini di tacchino con lo speck, e il filetto al Friulano. Chi ha voglia di pesce, assaggia dei filetti di salmone fresco agli agrumi. Ai secondi abbiniamo del Barbera e del Friulano. Concludiamo in dolcezza con i biscotti della casa all’arancio, alle mandorle e alle noci, la crostata, il latte dolce, che è una sorta di budino e col gelato artigianale servito con i lamponi caldi. Ad accompagnare i dessert, un fantastico Moscato passito sardo, il Lajcheddu.

Dopo questa bella giornata siamo certi di tornare qui presto, magari in occasione di una delle prossime presentazioni di libri o incontri culturali organizzati dall’Antica Trattoria della Posta.

 

Francesca Bertha

 

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.casella.ge.it

www.anticatrattoriadellaposta.it

Antica Trattoria della Posta

Via Pietro De Negri, 10 Casella (GE)

Tel.: 010/9675202

 

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Grigliata di pesce a Cava Manara (Pavia) – venerdì 4 Maggio

 

Grigliata di pesce

Venerdì 4 Maggio 2012 Ore 20.30

Cava Manara (PV) Hostaria Tre Re

 

Nonostante il tempo un po’ pazzerello, l’estate ormai è alle porte. Diamo il benvenuto alla bella stagione con una squisita grigliata di pesce, venerdì 4 Maggio. Se il tempo lo consentirà, sarà possibile cenare nell’ampio giardino esterno.

 

Il menù:

Insalata di polipo alla genovese

Grigliata mista di gamberone, seppie, sarde, trancio di smeriglio, trancio di tonno o pesce spada

Acqua, caffè

Costo a persona: 20 Euro

Gli interessati sono pregati a prenotare entro Giovedì 3 Maggio.

 


Un tempo i ciclisti della Milano- Sanremo si fermavano proprio presso questo storico locale, come testimonia lo scudo e la scritta “Fermata Ciclisti” sulla facciata. Per chi desidera gustare una buona cena, non resta che fare come i ciclisti di qualche tempo fa: fermarsi presso la Hostaria Tre Re di Cava Manara e lasciarsi andare ai piaceri della buona tavola.

 

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

Hostaria Tre Re

Via Togliatti, 47 Cava Manara (PV)

www.hostaria3re.it

info@hostaria3re.it

0382/55.39.49

349.86.48.151

 

 

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Tra l’Arca e il giardinetto: un weekend nell’arte di Vercelli

 

In una delle zone più ricche di canali e corsi d’acqua della Pianura Padana, sulle rive del fiume Sesia, circondata da ampi terreni coltivati a riso, sorge una delle città d’arte più belle del Nord Italia. Le nostre giornate vercellesi sono state un susseguirsi di colori, di volti di personaggi che animano antichi dipinti, affreschi ed opere contemporanee, e di lunghe passeggiate rigeneranti tra monumenti di rara bellezza.

Appena arrivati, ci sistemiamo nelle eleganti camere dell’Hotel Ristorante Giardinetto, struttura che opera a Vercelli da venticinque anni, dopodiché partiamo a piedi alla scoperta della città. Del resto, si sa, Vercelli è anche la città dei pellegrini, essendo una delle tappe della Via Francigena.

Questa città vanta diversi primati, è, ad esempio sede della più antica università del Piemonte, risalente addirittura al Duecento. Ma la ricchezza culturale di Vercelli ha radici ancor più antiche: godeva di piena cittadinanza romana sin dal 49 a.C., e ciò significava la presenza di strade, monumenti, bagni, oltre all’acquedotto e l’anfiteatro.

La piazza forse più caratteristica di Vercelli è la medievale Piazza Cavour, con le sue antiche case porticate sovrastate dalla curiosa Torre dell’Angelo. La nostra passeggiata all’insegna dell’arte parte quindi dall’antichità, attraversa il Medioevo, si addentra nel Cinquecento con Gaudenzio Ferrari, per poi arrivare nell’età moderna, grazie alle straordinarie mostre della collezione Guggenheim che ogni anno attirano migliaia di persone all’Arca di Vercelli. Inoltre, in questa città, al Museo Borgogna, si trova la seconda più importante pinacoteca piemontese.

Per Gaudenzio Ferrari il periodo vercellese fu tra i più importanti della sua carriera. Infatti, fu proprio a Vercelli che si dedicò maggiormente alla pittura, realizzando dei magnifici affreschi all’interno della Chiesa di San Cristoforo, ritenuti da diversi studiosi il culmine dell’espressione artistica del Ferrari. Anche la storia religiosa di Vercelli è notevole, sin dal primo vescovo della città, Sant’Eusebio, vissuto tra il 283 e il 371, celebre anche per il suo impegno nella lotta contro la diffusione dell’eresia ariana. Nella piazza intitolata al vescovo sorge la Chiesa di Sant’Eusebio, ovvero il Duomo di Vercelli. Un altro monumento di straordinaria bellezza è la gotica Basilica di Sant’Andrea, costruita tra il 1219 e il 1227.

Ma a Vercelli perfino una chiesa sconsacrata come quella di San Marco rappresenta un’attrazione imperdibile: non solo per la sua bellezza, ma soprattutto per la presenza al suo interno della famosa Arca, uno spazio espositivo sede di prestigiose mostre allestite in collaborazione con la Fondazione Guggenheim. Fino al 10 Giugno 2012 resterà aperta la nuova esposizione dedicata all’arte italiana, con opere di artisti come Joan Mirò, Piet Mondrian e Alexander Calder.

Dopo una giornata trascorsa nell’arte, anche la nostra cena è una vera cena contemporanea d’autore, grazie alla creatività e la fantasia di Daniele, lo chef che gestisce la struttura insieme al fratello Roberto e ai genitori Renata e Piero che danno tuttora una mano. “Abbiamo acquistato e ristrutturato questa villa venticinque anni fa, e in questa zona del centro siamo gli unici ad avere anche delle camere, ce ne sono otto. Per quanto riguarda la ristorazione, io ho imparato il mestiere da mia madre e oggi proponiamo cucina creativa, traendo spesso spunto da piatti della tradizione vercellese, rivistandoli e creando così dei piatti moderni e originali. Cambiamo il menù ogni mese e seguiamo sempre la stagionalità dei prodotti, anche in base a ciò che offre giorno per giorno il mercato”, ci racconta Daniele mentre ci accomodiamo presso il nostro tavolo da cui si apre una splendida vista sul giardino.

Iniziamo con le scaloppe di foie gras con mela caramellata e brioche fatta in casa, una selezione di salumi e il fagotto in pasta sfoglia di carciofi su una crema leggera al parmigiano. Continuiamo con la tradizionale panissa vercellese, oltre al risotto cotto nel gattinara con fonduta di Castelmagno, e agli gnocchi di carote con pecorino romano ed erba cipollina fresca.

Nessuno di noi rinuncia ad assaggiare gli squisiti ravioli alla Giardinetto, da venticinque anni cavallo di battaglia della Casa. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini sia italiani che esteri, scelti tra oltre duecento etichette, tra cui l’ottimo Gattinara della zona.

Proseguiamo con dei secondi di mare, sempre determinati dal mercato del giorno, mentre chi predilige la carne, sceglie il brasato di bisonte cotto nel gattinara, lo stinco di vitello cotto al forno e un piatto speziato dal tocco esotico che si chiama “il filetto di fassone piemontese incontra i profumi del Medio Oriente”: un vero viaggio dei sensi.

La nostra bella cena si conclude con le sfiziose torte di Nonna Renata che saranno uno di quegli innumerevoli motivi per cui torneremo presto e volentieri in questa splendida città.

 

Francesca Bertha

 

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.vercelli.it

Hotel Ristorante Giardinetto

Via Luigi Sereno, 3 Vercelli (VC)

Tel.: 0161/257230

 

 

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I gozzi da pesca e il mezzo marinaio: una giornata a Celle Ligure

 

Quando arriva la primavera, viene inevitabilmente voglia di fare un salto nei luoghi dove il Sole è di casa, dove anche i suoi raggi più deboli di Aprile sembrano quelli di Luglio, perché amplificati dai colori vivaci delle case che si affacciano sul mare.

Siamo nella provincia di Savona, e se il capoluogo è noto come la “Città dei Papi”, grazie a ben due Papi savonesi, Sisto IV e il nipote Giulio II, scopriamo che in realtà Sisto IV nacque nel 1414 in una frazione di Celle Ligure, chiamata Pecorile. Si tratta del Pontefice da cui prende il nome la Cappella Sistina, che proprio durante il pontificato di Giulio II venne affrescata da Michelangelo.

Il profumo del mare ci accompagna anche durante la visita al monumento religioso più importante di Celle, la Chiesa di San Michele Arcangelo. Infatti, il sacrato antistante la chiesa è formato da un mosaico di oltre mezzo milione di ciottolini di mare bianchi e neri, raccolti a partire dal 1894 da Don Agostino Delfino e dai suoi alunni, sulla battigia tra Camogli e Albisola.

I sassi sono stati trasportati a Celle con gozzi da pesca. All’interno della chiesa si trovano delle opere d’arte preziosissime, tra cui il polittico “San Michele e i Santi”, dipinto nel 1535 da Perin del Vaga, allievo di Raffaello. Secondo la leggenda, l’opera sarebbe un ex voto dedicato dal pittore a San Michele per aver trovato salvezza sulla spiaggia di Celle Ligure dopo un naufragio. I fatti storici riferiscono però che l’opera era stata commissionata all’artista dai pescatori cellaschi.

Celle Ligure viene citata nelle carte per la prima volta nel 1014, e nel XII secolo il suo territorio passò al Marchesato di Ponzone. E fu proprio Pietro Ivaldi, detto il Muto di Toleto, in quanto nativo della frazione Toleto di Ponzone, la patria del filetto baciato tra le colline dell’Alto Monferrato Acquese, a realizzare la celebre serie di dipinti raffiguranti episodi della vita di Cristo all’interno della Chiesa di San Michele Arcangelo di Celle.

Durante la nostra permanenza abbiamo visitato diverse delle numerose altre belle chiese, tra cui l’Oratorio di San Michele e la Chiesa di San Giorgio nella frazione Sanda. Ed è proprio da Sanda che parte uno degli itinerari turistici più entusiasmanti di Celle, il Sentiero botanico, che porta fino al luogo dove sorgeva la storica Torre Bregalla, detta Torre di Cardemei, costruita su un crinale a 261 metri di altezza come punto di avvistamento costiero per difendersi contro le incursioni piratesche che nel Cinquecento si erano notevolmente intensificate.

Sul lungomare ammiriamo inoltre la Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, anticamente sede del convento di Santa Maria della Grotta, caratterizzata dalla decorazione esterna a strisce tipicamente ligure.

Spostandoci in auto verso Ponente, si apre una veduta mozzafiato sul mare e una stupenda vista sulle case colorate cellesi che si affacciano sulla spiaggia. Proprio in quel tratto panoramico della Strada statale dell’Aurelia notiamo l’invitante terrazzo del Ristorante Mezzo Marinaio, dove decidiamo di fermarci per cena. La serata è particolarmente mite, così scegliamo di accomodarci, anziché nella bella e luminosa sala interna, sul terrazzo vista mare: un modo bellissimo di avvicinare l’estate.

Iniziamo con uno sfiziosissimo antipasto ligure gustando delle acciughe ripiene con le frittelle di baccalà, dei calamari ripieni e una zuppetta di cozze, vongole, fasolari e cannolicchi. Mentre scegliamo i primi, scambiamo quattro chiacchiere con il titolare Marco, che gestisce il ristorante con l’aiuto di mamma Gabriella che cura la cucina.

“Abbiamo aperto circa tre anni fa e una delle cose che ci contraddistingue è la massima cura ai dettagli. La pasta è fatta in casa, i piatti di pesce cambiano in base al pescato del giorno, e per quanto riguarda le pizze, che sono uno dei nostri cavalli di battaglia, non puntiamo tanto sui condimenti strani, ma sulla qualità eccelsa dell’impasto che deve essere lievitato per almeno 36 ore”, ci racconta.

Alcuni di noi scelgono infatti le buonissime pizze, mentre il resto del gruppo va avanti con gli eccelsi tagliolini con carciofi e gamberi di Oneglia, gli gnocchi con il sugo di totanetti e i tipicissimi corzetti al pesto. Annaffiamo il tutto con degli ottimi vini principalmente bianchi, provenienti oltre che dalla Liguria, dal Friuli, il Veneto, il Trentino, ma anche dalla Franciacorta.

Tra i secondi piatti gustiamo la pescatrice con i carciofi e le patate, il fritto misto di pesce che stavolta comprende acciughe, calamari, e i gamberetti rosa della zona. Assaggiamo anche lo sfizioso stoccafisso accomodato, in umido con patate, olive, pomodori e pinoli.

Per concludere in dolcezza, gustiamo il tiramisù della casa giustamente richiestissima, oltre alla pastiera napoletana e dei semifreddi all’amaretto e al caffè.

Queste bontà saranno senz’altro tra quei numerosi buoni motivi che ci faranno presto tornare a Celle Ligure.

 

Francesca Bertha

 

 

PER INFORMAZIONI:

www.comunecelle.it

www.ristorantemezzomarinaiocelle.com

Ristorante Pizzeria Mezzo Marinaio

Via Aurelia di Ponente, 8 Celle Ligure (SV)

Tel.: 019/991998

 

 

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Tra i miracoli dell’autentica cucina monferrina: un weekend a San Salvatore Monferrato

 

Un’antichissima torre angolare, alta ben ventiquattro metri, un metro per ogni ora delle giornate trascorse dal 1413, anno in cui fu costruita per volere del Marchese Paleologo Teodoro, signore del Monferrato. Questa torre, simbolo della città, veglia sugli abitanti di San Salvatore Monferrato da quasi seicento anni, e continuerà a farlo fino all’eternità, grazie anche al fatto di essere stata immortalata in uno dei dipinti dell’artista alessandrino Franco Sassi. Il pittore piemontese, nato nel 1912, le cui opere si trovano perfino presso il British Museum di Londra, si è spesso ispirato ai paesaggi monferrini, ritraendoli in una dimensione sognante, sospesa tra fantasia e realtà, come dimostrano i suoi acquarelli dedicati a San Salvatore negli anni ’40- ‘50, tra cui “Vedute di Valparolo”, “Colline”, oltre a “La Torre”.

Arrivando in questa graziosa città immersa tra le colline del Monferrato casalese, non ci è difficile notare la sua ricchezza storica e artistica, oltre alla sua bellezza e posizione strategica, apprezzata già dagli antichi romani che la chiamarono Villa ad Vites, mentre a partire dal 1048 era nota come Castrum Sancti Salvatoris. Oggi San Salvatore, città dal 1894 per regio decreto di Umberto I, si trova nel triangolo di Alessandria, Casale Monferrato e di Valenza, città artigiana le cui influenze sono ben tangibili.

Dal casello di Alessandria Ovest raggiungiamo in pochi minuti la Locanda dell’Arzente, creata in uno stupendo cascinale ottocentesco ristrutturato. Ci sistemiamo nelle nostre camere, ordinate e pulitissime, arredate con mobili di arte povera, e partiamo alla scoperta della città.

Durante la nostra passeggiata visitiamo le chiese cinquecentesche di San Martino e di San Siro, oltre a Villa Genova, facente parte dei Castelli Aperti piemontesi, e noto in particolare per il suo ampissimo giardino popolato da rododendri ed azalee. Poco distante dal centro abitato si trova il Santuario della Madonna del Pozzo.

La chiesa, edificata nel XVIII secolo, in ricordo di un salvataggio miracoloso di un soldato, certo Martino De Nava, che era caduto in un pozzo, è dedicata alla Madonna venerata a Capurso, in provincia di Bari, dove nel 1705 un sacerdote guarì miracolosamente dopo aver bevuto le acque di un pozzo sacro.

Dopo i miracoli leggendari, passiamo a quelli più terreni, tornando presso la Locanda dell’Arzente per cena. Nel giardino incontriamo una coppia olandese che soggiorna qui. Ci raccontano che è già la terza volta che tornano per qualche giorno, attratti soprattutto dall’ottima cucina tradizionale, oltre che dalla cordialità e simpatia dei titolari e dalla bellezza del luogo.

Scambiando quattro chiacchiere con il titolare, scopriamo che hanno preso in gestione la struttura circa un anno fa. “Siamo attentissimi ed esigenti nella scelta delle materie prime che provengono tassativamente dal territorio. Serviamo esclusivamente specialità dell’autentica cucina monferrina, anche per diffondere un po’ di educazione alimentare proponendo un ottimo rapporto qualità-prezzo”.

Iniziamo con una mousse di Roccaverano, con quattro formaggi e delle erbe, servita con della marmellatina di arance amare, un’insalatina di galletto livornese con funghi porcini, olive taggiasche e pomodorini secchi, dei cacciatorini locali, il fantastico battuto monferrino e il peperone con la bagna caoda.

Gustiamo anche il pè, un piatto tipico invernale, servito con il bagnetto verde e la salsina rossa, vari sformati e cestini di pasta sfoglia con carciofi e asparagi, oltre a uno dei punti di forza del locale, il tortino di porri con crema di tartufo. Facciamo seguire questo ricchissimo antipasto dal piatto per eccellenza della tradizione monferrina, gli agnolotti prodotti dalla casa.

Assaggiamo anche alcuni dei 68 tipi di risotti proposti, tra cui quello alla liquirizia e pistilli di zafferano con punte di asparagi, mantecato al Castelmagno. Annaffiamo queste prelibatezze con degli ottimi vini del territorio, in particolare il Barbera di Nizza Monferrato, il Grignolino del Monferrato casalese, il Dolcetto di Rocca Grimalda, oltre a delle bollicine, il Gavi di Roverato di Gavi e il Malvasia greco, recuperato dopo tanti anni. Tra i secondi piatti gustiamo il tradizionale stufato d’asino, la faraona al Dolcetto, il coniglio alla ligure, preparato con la ricetta della mamma del titolare, le lumache al verde, oltre a degli arrosti e brasati. Scopriamo che una volta al mese viene preparato anche il fritto misto alla piemontese, fatto alla padella, mentre da Ottobre in poi una volta alla settimana “si celebra” il trionfo di bolliti.

La dolce conclusione della cena ci vede gustare degli sfiziosissimi dessert al cucchiaio, tra cui la panna cotta ai cachi e il bunet, il tutto accompagnato dallo squisito gelato dell’Arzente.

Dopo questo bel weekend tra passeggiate e buona tavola, siamo certi che saremo tra quegli ospiti che torneranno qui numerose altre volte.

 

Francesca Bertha

 

 

PER INFORMAZIONI:

www.ssalvatoreinrete.it

www.locanda-arzente.it

Locanda dell’Arzente

Regione Guatrasone, 100 Loc. Squarzolo – San Salvatore Monferrato (AL)

Tel.: 0131/233969

 

 

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La Villa Reale, la Monaca e il Barracudino: una giornata a Monza

 

La prima immagine che a molti di noi salta in mente quando pensiamo a Monza è quella delle auto della Formula 1 che sfrecciano a trecento chilometri all’ora sull’Autodromo. Velocità e adrenalina, ma anche le atmosfere sacre e misteriose, ispirate alla figura storica della Monaca di Monza, descritta dal Manzoni nel celebre romanzo I Promessi Sposi.

Si potrebbe iniziare il giro della città anche proprio da lei, compiendo un tour letterario: nella realtà la monaca si chiamava Marianna de Leyva, in religione Suor Maria Virginia. La Via della Signora e la Via De Leyva conservano il suo ricordo, oltre all’ex convento dei frati cappuccini di Via Marsala.

Nel secolo VII Monza fu capitale estiva del Regno Longobardo, e anche nel Sacro Romano Impero godette di ampia autonomia e di una serie di privilegi. Il monumento più imponente di Monza testimonia la sua grandezza: entrando nella Villa Reale ci troviamo immersi nelle atmosfere della corte dell’Impero Austro-Ungarico. Fu infatti proprio Maria Teresa d’Austria a decidere la costruzione dell’allora Villa Arciducale, e scelse Monza per “la salubrità dell’aria e per l’amenità del paese”. Dai giardini della Villa la nostra passeggiata prosegue nell’ampissimo Parco di Monza, il quarto parco recintato più grande d’Europa.

Vicino al punto dove il fiume Lambro esce dal Parco di Monza, sorge il bellissimo Santuario di Santa Maria delle Grazie. Costruita tra il 1463 e il 1467, il Santuario è meta di pellegrinaggio, nonostante non sia noto alcun miracolo leggendario legato al luogo. Le edicole in cotto che delimitano il cortile, raffiguranti le tappe della Via Crucis, ad opera dello scultore Dante Ruffini, rappresentano un importante luogo di raccoglimento.

Durante la nostra passeggiata ammiriamo diverse altre chiese molto belle come la Santa Maria al Carrobiolo, così chiamata perché un tempo i carriaggi, ovvero i carri trainati da animali, si fermavano nella piazza antistante il monumento. Il senso di pace delle vie del centro storico viene accentuato anche dalla presenza del fiume Lambro che attraversa la città. E dove c’è un fiume, ci sono anche dei bei ponti: il Ponte dei Leoni, costruito nel 1842 vicino ai resti del ponte romano, e il Ponte di San Gerardino, dedicato a San Gerardo dei Tintori. Nel 1174 il santo fondò un ospedale per i poveri presso la propria casa. Il ponte attraversa il fiume proprio in corrispondenza dell’antico ospedale, del cui complesso fa parte anche la Chiesa di San Gerardino, e nelle vicinanze si trova il settecentesco Mulino Colombo.

Quando arriviamo in Piazza Duomo ci troviamo nel bel mezzo di un set cinematografico: la straordinaria bellezza del Duomo, costruito tra il XIV e il XVII secolo, ha ispirato un regista ad ambientare la scena di un film nell’elegantissima piazza. Poco distante dal Duomo abbiamo ammirato anche l’Arengario, l’antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo.

Dopo questa bella passeggiata nella storia monzese, decidiamo di abbandonarci ai piaceri del palato presso il Ristorante Barracudino, in via Carlo Cattaneo. Entrando, ci sembra di essere capitati in un piccolo angolo di paradiso. L’ambiente elegante conferma il motto del ristorante aperto un anno e mezzo fa: “easy and chic”, come il leggerissimo e stupendo lampadario che dipinge di stelle le pareti e il soffitto.

Ci accomodiamo in una posizione anch’essa favolosa: da un lato vista bottiglie della fornitissima cantina, e dall’altro con panorama sulla bellissima cucina a vista. Iniziamo con degli sfiziosi antipasti di terra come il “podere di Zibello”, ovvero fiocco di culatello stagionato 12 mesi, servito con gnocco fritto e burratina fresca, e la tartare di filetto in tre varianti: al naturale con sale Maldon, alla senape e limone e con uova di quaglia e olio tartufato.

I nostri amici che prediligono il pesce, prendono il polpo alla gallega e il mini hamburger di tonno e tonnata. Continuiamo con gli straccetti terra e mare, al nero di seppia, con code di mazzancolle, cuore di zucchine e speck croccante e con le caramelle con luganega e brie.  Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini selezionati per valorizzare il territorio nazionale, e proseguiamo con il fagottino di spigola e la tagliata di tonno in crosta di sesamo.

I “carnivori” del gruppo scelgono invece il chateaubriand del Barracudino e il filetto grigliato in camicia di speck con scaglie di pecorino sardo, oltre a delle squisite fiorentine di scottona.

Anche le pizze fanno proseliti, in particolare quella con burrata, quella con culatello e stracchino e la pizza Barracudino, con pomodoro, mozzarella, bufala, basilico e pomodorini. La dolce conclusione della nostra cena ci porta a cedere alla tentazione di un favoloso tortino caldo al cioccolato fondente e al tiramisù al cioccolato bianco con amarene di Vignola e mandorle tostate.

Dopo questa bella giornata, possiamo solo sperare che la prossima occasione per tornare qui si presenti con velocità da Formula Uno.

 

Francesca Bertha

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.monza.it

www.barracudino.com

Ristorante Barracudino Easy & Chic

Via Carlo Cattaneo, 7 Monza (MB)

Tel.: 039/380174

 

 

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Cena e musica dal vivo a Cava Manara (PV) – Sabato 21 Aprile

 

Cena e Musica dal vivo con i ThanEva

Sabato 21 Aprile 2012 Cava Manara (PV) 20.30

Hostaria Tre Re

Una serata all’insegna dei sapori della buona tavola gustando anche dell’ottima musica. Sabato 21 Aprile l’Hostaria Tre Re propone un nuovo concerto live dei ThanEva, bravissima cover band.  Due ore di ottima musica, con grandi successi del passato, dai Queen agli U2, da Tina Turner alle rockstar nostrane come Vasco Rossi e Ligabue.

Per ascoltare alcune performance del gruppo si può visitare il link: www.myspace.com/thaneva

 

Il menù:

Tagliere di salumi misti dell’Oltrepò

Risotto con i “luartiis” (germogli di luppolo selvatico)

Coniglio in porchetta con sformato di fagiolini

Semifreddo al profumo di violetta con crema al Moscato

Acqua, caffè

Costo a persona: 28 Euro

 

Un tempo i ciclisti della Milano- Sanremo si fermavano proprio presso questo storico locale, come testimonia lo scudo e la scritta “Fermata Ciclisti” sulla facciata. Per chi ha voglia di passare una bella serata tra gusto e divertimento, non resta che fare come i ciclisti di qualche tempo fa: fermarsi presso la Hostaria Tre Re di Cava Manara e lasciarsi andare ai piaceri della buona tavola.

 

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:

 

Hostaria Tre Re

Via Togliatti, 47 Cava Manara (PV)

www.hostaria3re.it

0382/55.39.49

349.86.48.151

 

 

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Quel favoloso mondo fatto di cantine, arte e verdi colline: un weekend a Gavi

 

Sul cartello che indica la strada che dobbiamo percorrere, c’è scritto Gavi Ligure. Non è un errore, anche se ci troviamo nel Basso Piemonte, ma un toponimo che racchiude in sè la particolarità di questo territorio al confine tra la Liguria e il Piemonte. Gavi è famosa per il suo vino bianco, il Cortese di Gavi docg, coltivato sulle colline circostanti che caratterizzano un paesaggio chiaramente monferrino. Ma nella sua architettura e nel suo dialetto si riconosce altrettanto evidentemente l’impronta ligure che ben sei secoli di appartenenza al Genovesato hanno lasciato su questa città.

Attraversato dal torrente Lemme, Gavi sorprende con i suoi colori vivaci, molto liguri, e affascina con i suoi terrazzi fioriti, con i suoi muri affrescati dalle tonalità pastello che spiccano davanti al verde scuro delle colline che abbracciano la città.

Ci accomodiamo nelle nostre eleganti stanze presso il B&B Casa Meli, un’antica dimora nella centralissima Via Mameli, e partiamo a piedi alla scoperta della città.

Iniziamo la nostra passeggiata lungo una stradina che costeggia il centro storico e ammiriamo le vecchie casette che si affacciano sulle colline e sui vigneti. Qui le atmosfere rurali si mischiano alla storia e all’arte, presente a ogni angolo. Come prima sorpresa, ci imbattiamo in una simpatica torretta attraverso i cui archi si apre una vista mozzafiato sulla vegetazione circostante: si tratta del Portino, una costruzione duecentesca, unica superstite delle quattro porte di accesso al borgo che un tempo erano parti integranti di un sistema di mura che scendevano dal Forte circondando l’intero abitato di Gavi.

Il Forte è il monumento più imponente di Gavi: è una fortezza militare di notevoli dimensioni che sovrasta la città. Ben visibile da ogni stradina, ricorda ai gaviesi la loro storia, costellata anche di numerose battaglie in cui la città ha dovuto difendersi dal nemico.

Non c’è da meravigliarsi se una costruzione così particolare è capace anche di stimolare la fantasia degli abitanti, dando vita a delle leggende. Se ogni castello che si rispetti, vanta la presenza almeno di un fantasma, una fortezza non può certo accontentarsi di meno di un intero esercito di fantasmi: è esattamente quanto starebbe accadendo a Gavi. C’è chi giura di aver visto in tempi recenti un esercito di agguerrite milizie romane marciare verso il Forte, mentre si udivano gli inni al dio Marte cantati a squarciagola dai soldati.

Oggi Gavi è meta del turismo enogastronomico e viene scelta dai viaggiatori amanti dei paesaggi collinari e del buon vino, secoli fa fu invece tappa dei pellegrini in viaggio verso il santuario di San Giacomo di  Compostella. Scopriamo infatti che la bellissima Chiesa di San Giacomo Maggiore, di cui abbiamo appena ammirato la facciata in purissimo stile romanico, fu costruito sui resti di un ospizio per i pellegrini.

Il nostro piacevolissimo “pellegrinaggio” continua a tavola, presso il Ristorante Cantine del Gavi, in via Mameli, a due passi dal nostro B&B. Il ristorante è situato in una splendida villa di fine Seicento, con degli affreschi che lasciano senza fiato. “Qui un tempo c’era una stalla, le carrozze entravano e uscivano, infatti, l’entrata all’epoca era dall’altro lato, dove oggi c’è un bel cortiletto”, ci spiega Roberta che oggi gestisce il ristorante fondato da suo padre Alberto Rocchi, insieme alla sorella Elisa, oltre a Luca e Micaela in sala e Miriam in cucina.

Luca, esperto di vini, si occupa della cantina, e che cantina! Uno spettacolo vero, infatti, lì si organizzano delle cene a tema e serate musicali, e da gustare ci sono perfino vini degli anni 1940.

Iniziamo la nostra cena con un ricco antipasto piemontese che comprende la battuta di bue, un vitello tonnato particolarmente squisito, l’insalata di gallina con verdure primaverili e maionese alle erbe e il tonno di coniglio alle erbe, il tutto accompagnato da un buonissimo vino vivace di Gavi. Proseguiamo con i taglierini piemontesi con caprino stagionato e carciofi, le pappardelle con pesto di rucola e basilico, un fantastico risotto al Gavi e i tipicissimi ravioli al tocco.

Tutte le materie prime, dai formaggi alla carne di fassone, sono di qualità eccellente e provengono da produttori del territorio. Tra i secondi piatti gustiamo un fenomenale fassone grigliato con salsa bearnese, le costine di agnello con panatura alle erbe e nocciole, il filetto di baccalà con ceci della Merella e il coniglio arrosto ripieno di carciofi con crema di patate. Accompagniamo queste prelibatezze con dell’ottimo Dolcetto, Nebbiolo e Barbera, cedendo infine alle dolci tentazioni dei dessert, preparati da Elisa: un fantastico gelato alla crema, fatto al momento con le conserve della casa, lo zabaione al Gavi, il tortino al cioccolato e le millefoglie agli agrumi con mousse al cioccolato.

La prossima volta che torneremo qui, speriamo di poter partecipare a una suggestiva serata tra gusto e musica nell’antica cantina.

 

Francesca Bertha

 

 

PER INFORMAZIONI:

www.comune.gavi.al.it

www.ristorantecantinedelgavi.it

www.casameli.com

Ristorante Cantine del Gavi

Via Mameli, 69 Gavi (AL)

Tel.: 0143/642458

Bed & Breakfast Casa Meli

Tel.: 347/3117693

 

 

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